Reportage/Ladakh

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T.T. Namgail a Hemis Shupkachan

Tzering Tundup Namgail, detto T.T., vive a Hemis Shupkachan, un bel villaggio agricolo del Ladakh a quasi 4000 metri, a ridosso della Valle dell’Indo. Da almeno vent'anni il villaggio, in precedenza raggiungibile solo a piedi o a dorso di mulo, è servito da autobus giornaliero. La strada era rimasta a lungo sterrata (in parte lo è ancora). Ma quest'anno l'asfalto - he in India avanza implacabile dappertutto, di anno in anno - ha raggiunto anche Hemis.

 

Tutti lo chiamano T.T., piuttosto affettuosamente. Lui, ex maestro elementare in pensione, 69 anni, ha insegnato in tutto il Ladakh. Anche con le tende-scuola itineranti attraverso cui si veicola l’insegnamento pubblico tra i pastori nomadi del Changthang (propaggine dell'altopiano tibetano entro i confini indiani, in tutto e per tutto simile al territorio oggi occupato dai cinesi).

Namgail parla ladakho, urdu, inglese, ed hindi. E' un vecchio amico di RAM: lo conoscemmo nel corso dei nostri primi viaggi nella zona, all'inizio degli anni novanta. Una delle sue grandi passioni è l'agricoltura. Dice Vladimiro Pelliciardi, ingegnere, esperto di cooperazione internazionale, che ben lo conosce: “ T.T.Namgail è considerato, nel suo villaggio come altrove, persona giusta e autorevole. Il dipartimento dell'agricoltura lo invita a tenere discorsi alla radio del Ladakh. E non c’è accademico, studioso, fotografo, che non sia passato da casa sua: le interviste che gli hanno fatto si trovano in numerose pubblicazioni e libri”.

Il personaggio non fa parte di nessuna associazione costituita formalmente, nè lavora nel “sociale” in senso stretto. Lo si potrebbe considerare, nella definizione di Pelliciardi, “un modello di ladakkhismo autentico, anche se quest’ultimo è stato un pò romanticizzato dalla letteratura: trattasi di persona onesta, affabile, e religiosa“.

Promotore della prima ora nel campo delle tecnologie appropriate (fin da quando ancora non si parlava di “sviluppo sostenibile”), Pelliciardi è un ingegnere che qualche anno fa ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi alla cooperazione. Amante e specialista di questioni asiatiche, Pellicciardi torna in Ladakh spesso, ed ha contribuito a sostenere nella pratica il lavoro di Namgail. A Hemis Shupkachan, RAM ha infatti finanziato con qualche semplice centinaio di euro di un viaggio del 2004 (accompagnatore, proprio Vladimiro) e successivamente con un altro gruppo (accompagnatore: Sergio Cabras) la costruzione di un‘aula esposta al sole, all’interno della scuola elementare locale. Dove, su progetto di Pelliciardi, tramite una tecnologia semplice ed appropriata, il riscaldamento si moltiplica tramite insolazione: si tratta di un effetto-serra simile a quello di cui si giovano le piante in condizioni simili, che genera calore senza sperpero alcuno di energia non-rinnovabile. Dal momento della sua entrata in funzione gli studenti del paese, anche nei gelidi inverni del posto, entrano più volentieri nella scuoletta locale. “Mi è stato confermato“ - aggiunge Pelliciardi - “da un ladakho della zona incontrato in cammino, al quale ho rivelato la mia identità di promotore del progetto solo dopo che me ne aveva parlato lui”. Si è trattato di fatto di un ampliamento della scuola stessa, con l’allungamento del tetto che copriva un corridoio a fianco alle aule, e la chiusura dello stesso. Risultato, l’ottenimento di un'aula ulteriore, lunga, dotata di un isolamento termico maggiore che nelle aule pre-esistenti.

Volendo metterla in termini ideologico-filosofici, per una più semplice comprensione, si potrebbe dire che T.T. Namgail crede nella decrescita ante-litteram, e nel piccolo è bello di schumacheriana memoria. Che rappresenta, in sostanza, l’essenza del messaggio di questa regione com’era una volta: una sobria ed orgogliosa autosufficienza, temperata dalla mitezza del buddismo. Un mix che prosperava prima dell’apertura al resto del mondo, e che purtroppo l’assistenzialismo del governo centrale di Delhi e la penetrazione culturale dell'occidente stanno infiacchendo, svuotando di senso. Così Namgail parla di queste influenze appena può. Con cognizione di causa. Criticamente.