Sud est asiatico

Esotismo tra modernità e tradizioni

 

Thailandia, Malaysia, Cambogia, Laos, Vietnam, Birmania (Myanmar), e Indonesia. Gentilezza e riservatezza della popolazione sono tratti comuni a tutti questi paesi, come anche l’innegabile esotismo, il colore dei contesti, la varietà della cucina, ed i contrasti tra modernità e tradizioni. Senza dimenticare le spiagge e il relax fisico di cui il viaggiatore può godere: i trattamenti Spa sono un’attrattiva più recente ma i massaggi tradizionali costituiscono un’arte antica per cui la zona è giustamente celebre.

Il sud est asiatico, come viene chiamata questa vasta regione nel linguaggio della geopolitica, è una regione immensa, i cui stati hanno spesso in comune solo l’ultimo quarantennio (dalla nascita dell’ASEAN, il loro mercato unico). In realtà, questi paesi furono attraversati da incredibili migrazioni fin dalla preistoria (di popolazioni melanesiane ed austronesiane); poi investiti dalle culture che i mercanti indiani portavano con sé (così arrivano in sud est asiatico l’induismo e il buddhismo). Quindi colonizzati dai mercanti musulmani e mori (così arriva l’Islam); e ancora, verranno interessati dalle massicce diaspore provenienti dalla Cina. Buone ultime giungono le potenze coloniali – inglesi, francesi, olandesi – che domineranno quasi dappertutto tre secoli, dal 1600 in poi; dal loro giogo i vari paesi riusciranno a liberarsi, in tempi diversi, dagli anni ’50 del ‘900 in poi. Gli inglesi controllarono la Birmania, che faceva parte dell’India britannica. I francesi il Laos, la Cambogia e il Vietnam, gli olandesi l’Indonesia. L’unica nazione mai colonizzata dagli europei fu la Thailandia.

Nonostante permangano sacche rilevanti di indigenza, la regione ha poi saputo bruciare varie tappe dello sviluppo. Oggi la povertà, nonostante sia ancora presente, fa meno paura di una volta, ed anche l’igiene è grandemente migliorata.

Anche in sud est asiatico si visitano mare, montagne, campagne, villaggi e metropoli – e RAM cerca di farlo sempre con un occhio alla realtà delle cose. Promuovendo lo svago com’è logico, perché di turismo si tratta, ma con spazi per l’approfondimento, perché si tratta di Turismo Responsabile. E promuovendo visite con ampio spazio per la cultura – che nella regione ha una storia millenaria. Anche il sud est asiatico annovera, per esempio, tutte le principali religioni del globo – che spesso a livello pratico implicano anche una certa filosofia di base con cui la gente affronta le cose, modi che caratterizzano la mentalità di ampi strati della popolazione.

Le modalità dei viaggi RAM rimangono le stesse: il quotidiano in mezzo alla gente, uno stile particolare centrato sull’incontro. Anche qui continuiamo a visitare un buon numero ONG che si occupano di infanzia, di scolarità, di bambini svantaggiati, di donne, di artigianato manuale, di commercio equo, di micro credito, per le quali prevediamo sempre Quote–solidarietà che sostengano i loro progetti. Ma più in generale promuoviamo sempre tematiche sociali, di varia natura, non difficili da individuare se si conoscono bene le zone che si visitano, legate alle specifiche destinazioni. Lavoriamo con gente del posto. I nostri corrispondenti sono persone della società civile locale che hanno qualcosa da dire e lo spirito giusto per farlo. Le guide che appartengono quasi sempre al territorio che si visita, e lì risiedono. Associazioni e cooperative che sul posto lavorano e ci mettono a parte della loro realtà.

March 23, 2020
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